Autori: Carlo Di Stanislao, Raffaele Ciarfella.
Riassunto: Le ulcere degli arti inferiori costituiscono un problema non tanto diagnostico quanto terapeutico. La terapia combinata di tipo fisico-chimico si è dimostrata in grado di risolvere quattro casi di ulcere miste vasculo e neuropatiche.
Parole chiave: ulcere degli arti inferiori, miele, Tinki, gel piastrinico.
Summary: The legs sores constitute a diagnostic problem not as well as how much therapeutic one. The arranged therapy of physical and chemical type has been demonstrated in a position to resolving four cases to ulcers leg mixed vasculo and neuropathic.
Key words: ulcers legs, honey, Tinki, platellets gel.
Le ulcere cutanee sono soluzione di continuità che interessano il derma e, a volte, il sottocutaneo, a lenta riparazione, legate a traumi, infezioni o, più spesso, disturbi trofici vasculo o neuropatici (Zina, 1976; Andrews et al. 1976; Fitzpatrick et al., 1989). La forma, le dimensioni, la sintomatologia di accompagnamento permettono, di solito, una agevole diagnosi (Bologna et al., 1995; Falanga et al., 1997).
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Causa |
Caratteristiche dell’ulcera |
Caratteristiche cliniche generali |
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Turba neurologica centrale o periferica |
Piccola, profonda, con margini sottominati, terebrante e con assenza di dolore |
Quadro tabetico, parestesie e formicolii, non variazioni fra notte e giorno. |
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Flebopatia |
Ulcera di grandi dimensioni, fondo esaudante e rosso vivo o cianotico, margini molto irregolari, sede 1\3 inferiore della gamba in sede perimalleolare |
Varici, dermatite ocracea da stasi, precdente di flebopatia. Disturbi peggiorati dalla posizione declive e migliorati dal lieve sollevamento dell’arto. |
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Arteriopatica |
A margine netti, rotondeggiante, in sede pretibiale o alle estremità delle dita, fondo ischemico. |
Dolore notturno, dolore deambulatorio, miglioramento ponendo la gamba al fresco o in basso. Riduzione o scomparsa dei polsi periferici. |
Naturalmente gli studi con Doppler o fotopletismografia possono
risultare risolutivi (Falanga, 1997). Un esame colturale può evidenziare sepsi
secondarie (Zina, 1976; Bologna et al., 1995). A volte l’impiego di topici
antibiotici aggrava la condizione con fenomeni di ipersensibilità (Bologna et
al., 1995). Le condizione di ulcerazione persistente possono crere eteroplasie
con sviluppo di spinaliamo necessitanti di eradicazione chirurgica (chirurgia
secondo Mhos). (Rituffo, 1990; Binazzi, 1990; Tulli et al., 2001). Una buona
detersione ed un’accurata antisepsi sono indispensabili per favorire il
processo di riparazione (Bologna et al., 1995). Contrariamente a quanto si
potrebbe pensare, l'uomo ha utilizzato fin dai tempi più antichi sostanze
antisettiche molto efficaci. Pensiamo per un momento alle gravi ferite ed alle
amputazioni che erano spesso riportate durante episodi bellici. Nell’ Iliade e
nell’ Odissea , nei resoconti delle conquiste di Alessandro Magno , nei
classici del Medio Oriente quali ad esempio il "Gilgamesh" o nelle
storie degli Aztechi o ancora delle antiche dinastie Cinesi , si trovano
racconti di guerieri feriti e sanguinanti , curati e ritornati a combattere (Corradin
et al., 1993).
Non sono citate in questi resoconti complicanze quali gangrene , sepsi ed altri
tipi di lesioni che hanno ucciso , nelle guerre dei tempi moderni , più soldati
che non le ferite stesse.Come ha potuto accadere ciò ? Una prima spiegazione la
troviamo nel papiro Smith del 1700 prima di Cristo e nel papiro Ebers del 1500
prima di Cristo. Entrambi descrivono medicazioni di ferite ed ustioni molto
gravi utilizzando una amalgama di miele e latte coagulato applicata sulle
lesioni con una benda di cotone. Una mistura simile fu impiegata da diverse
popolazioni dell'antichità : dai Romani alle tribù africane , dagli Indiani
Pure il Corano riconosce le qualità terapeutiche del miele : " ...il tuo
Signore ha ispirato le api / a costruire i loro alveari sulle colline / sugli
alberi e nelle abitazioni degli uomini. / Dai loro corpi fuoriesce / una bevanda
di vari colori ,/ in cui c'è la salute per il genere umano." Il miele è
anche un ingrediente molto comune nella farmacopea tradizionale cinese , essendo
presente in molti medicamenti per ferite ed ustioni. Durante la II guerra
mondiale, per esempio, la popolazione di Shangai utilizzò una mistura di miele
e lardo per trattare ulcere e piccole ferite con eccellenti risultati.
In Messico gli antichi Aztechi guarirono molte ferite con del miele salato. Essi
prepararono pure uno sciroppo fatto con il concentrato di linfa di una
particolare agave (maguey) che ha una altissima percentuale di zuccheri (Bologna
et al., 1999). Questo estratto ha dimostrato di avere una potente attività
antimicrobica. Allo stesso modo in Inghilterra per generazioni si è
raccomandato di usare il miele per trattare le ustioni. Ai nostri giorni ed in
particolare intorno agli anni '70 furono pubblicati numerosi articoli
riguardanti l'utilizzo del miele e dello zucchero in ambito medico. Nel 1966 la
comunità scientifica si stupì dei risultati ottenuti da un'infermiera di un
ospedale di Bristol in Inghilterra, che aveva medicato con il miele alcuni
pazienti affetti da ulcere da decubito e da infezioni dei monconi d'amputazione
, resistenti ai trattamenti standard , portandoli a guarigione . Nello stesso
periodo sanitari Arabi ed Ucraini riferirono che il miele era stato utilizzato
con successo per curare infezioni dell'orecchio , del naso, della gola ,della
pelle , degli occhi e delle vie urinarie. Medici tedeschi trovarono che il miele
mescolato con un anestetico locale ,la procaina, era estremamente efficace nel
trattamento dell' Herpes Zoster. Inoltre alcuni medici britannici usarono il
miele per abbreviare i tempi di guarigione di pazienti operati di tumori
dell'utero , mentre in India i sanitari locali lo applicavano su ulcere cutanee
e nei casi di lebbra , e in Nuova Zelanda ed in Australia per curare ulcere
tropicali , infezioni vaginali e addominali. Chirurghi russi e tedeschi
scoprirono che gli organi da trapiantare , quali vasi sanguigni, ossa e cornee ,
potevano essere conservati nel miele . Essi definirono questa metodica "melittizzazione"
, dal latino "mel" che significa per l'appunto miele. Dalla fine degli
anni '70 l'uso del miele per le medicazioni era piuttosto comune a tal punto che
nella farmacopea degli ospedali britannici era incluso il "miele con olio
di ricino". Nonostante questo prodotto fosse utilizzato frequentemente i
primi studi clinici sulla sua reale efficacia risalgono al 1976. In quell'anno
due medici , lavorando separatamente , uno in Argentina e l'altro negli Stati
Uniti, verificarono indipendentemente che cosa ci fosse di vero riguardo le
riferite proprietà cicatrizzanti ed antisettiche del miele e dello zucchero.
Entrambi utilizzarono queste sostanze per medicare ulcere da decubito incurabili
, infezioni insorte in seguito ad ustioni ed altre lesioni traumatiche. Si
trattava del Dott. Leon Herszage dell'Ospedale Torcuato de Alvear a Buenos Aires
che per primo nel 1980 pubblicò i risultati ottenuti trattando 120 pazienti con
una percentuale di guarigione del 99% . L'altro era il Dott. Richard Knutson ,
chirurgo ortopedico del Delta Orthopedic Center di Greenville in Mississippi ,
la cui ricerca durò cinque anni in cui analizzò i risultati ottenuti su 605
pazienti affetti da ustioni , ulcere, ferite da arma da fuoco , amputazioni e
lesioni traumatiche infette resistenti alle terapie convenzionali. La completa
guarigione avvenne nel 98% dei casi . Il risultato era estremamente
significativo soprattutto se confrontato alla percentuale di guarigione del 90%
ottenuta nei pazienti trattati con antibiotici. Oltremodo interessante era la
rapidità di guarigione dei pazienti curati con il miele e lo zucchero. Anche
ferite che si erano infettate durante il corso dei trattamenti convenzionali ,
dopo alcuni giorni di terapia con questa metodica alternativa , divenivano
sterili e viravano verso la guarigione. Mentre il 40% dei suoi pazienti che non
avevano ricevuto il trattamento alternativo dovevano essere sottoposti ad
interventi di chirurgia plastica , nessuno dei pazienti curati con zucchero e
miele avevano necessitato di ulteriori procedure chirurgiche. Entrambi i medici
erano giunti separatamente alle stesse conclusioni : il miele e lo zucchero
erano non soltanto più efficaci dei trattamenti convenzionali , ma erano senza
ombra di dubbio più economici anche in rapporto alla durata della cura , dei
prodotti impiegati e delle possibili complicanze. In alcuni casi questa
"cura dolce" ottenne risultati miracolosi. Il dottor Harvey Gordon ed
i suoi colleghi del Northwick Park Hospital and Clinical Research Centre di
Harrow , in Inghilterra , curarono in questo modo un paziente con due enormi
ascessi glutei che lo avevano debilitato a tal punto da non riuscire più a
camminare ed erano talmente dolorosi che per medicarlo era necessaria
l'anestesia generale. Nessun trattamento standard aveva ottenuto alcun
miglioramento. Disperati i sanitari avevano riempito gli ascessi con miele ,
zucchero e acqua ossigenata . Con loro grande sorpresa , dopo tre giorni di
medicazioni , non fu più necessario anestetizzare il paziente che iniziò
nuovamente a camminare dopo mesi di tormenti trascorsi a letto. Le sue ferite
guarirono perfettamente nel giro di sei settimane. Gli stessi sanitari ottennero
un risultato simile con un altro paziente affetto da sei mesi da un ascesso al
collo. Anche lui guarì perfettamente entro sei settimane. Simili risultati
furono riportati da altri medici in vari continenti, curando pazienti affetti da
ulcere associate ad anemia falciforme , diabete e disfunzioni del sistema
immunitario. Ancora più sorprendentemente , i chirurghi Jean Louis Trouillet,
Jean Chastre ed i loro colleghi del Bichat Hospital di Parigi scoprirono che
questa "terapia dolce" funzionava non soltanto per le infezioni
esterne ma anche nel caso di infezioni interne localizzate. Così come altri
cardiochirurghi , essi avevano un certo numero di pazienti le cui ferite al
torace, in seguito ad interventi a cuore aperto , si infettavano e resistevano
ai trattamenti antibiotici. In questi casi Trouillet e Chastre riempivano
cuotidianamente la cavità toracica attorno al cuore con lo zucchero. Le ferite
diventavano sterili in media entro una settimana , la febbre spariva ed il
numero di pazienti che moriva in seguito all'infezione diminuì enormemente. La
durata media della degenza dei pazienti trattati in questo modo scese a 54
giorni contro gli 85 giorni di quelli curati con metodi convenzionali. Inoltre
molti pazienti riferirono che le medicazioni erano praticamente indolori. Il
meccanismo per mezzo del quale gli zuccheri , o raffinati o contenuti nel miele
, esercitano le loro proprietà antibiotiche non è ancora del tutto chiaro. Da
una parte, sembra che gli zuccheri stimolino la fagocitosi, cioè il processo
attraverso il quale i globuli bianchi aggrediscono e distruggono i germi.
Dall'altra , sembra che essi proteggano i tessuti dalle infezioni nello stesso
modo in cui conservano le marmellate e le gelatine (Bologna et al., 1999).
L'alta concentrazione di zucchero crea una elevata pressione osmotica che non
consente la sopravvivenza dei germi. Per capire che cos'è la pressione osmotica
basti pensare che gli zuccheri ed il sale assorbono acqua. Tutte le cellule
utilizzano la pressione osmotica per regolare il loro contenuto d'acqua. Se
però si verifica che al loro esterno vi è una elevata concentrazione di sale o
di zuccheri, l'acqua verrà assorbita dal loro interno disidratandole e
provocando in tal modo la morte cellulare. Tutto ciò può essere sfruttato in
medicina poiché i microbi , che pure sono cellule , avvolti da una amalgama di
miele e zucchero si disidratano e muoiono. Ci si potrebbe aspettare che anche le
cellule del nostro corpo che vengono in contatto con alte concentrazioni di
zuccheri o di sale , si disidratino e muoiano, ma ciò non avviene.Le cellule
dei nostri tessuti sono in stretto contatto l'una con l'altra ed a loro volta
con i vasi sanguigni e linfatici. Queste cellule , che fanno parte di un più
vasto e complesso sistema , compensano le alterazioni della pressione osmotica
assorbendo in continuazione acqua da altre zone del corpo. Nello stesso tempo ,
le cellule del nostro corpo iniziano ad assorbire e metabolizzare gli zuccheri
per trasformarli in energia per il nostro organismo. Soltanto le cellule che
sono danneggiate , o quelle singole ed isolate come ad esempio i batteri , che
non fanno parte del sistema corporeo , sono minacciate dalla alta concentrazione
di zuccheri. La distruzione delle cellule danneggiate è un ulteriore effetto
benefico delle terapie a base di zucchero o miele , poiché i tessuti morti
rappresentano un terreno di coltura per molti tipi di batteri . In questo modo
la "terapia dolce" è una efficace ed indolore forma di pulizia della
ferita : essa elimina i tessuti morti e contemporaneamente sterilizza la
lesione. Inoltre il miele è un prodotto estremamente attivo contro funghi
patogeni e batteri , ancora più dello zucchero, e ciò ci suggerisce che esso
contiene sostanze antibiotiche fra cui perossido d'idrogeno (acqua ossigenata) ,
acido formico , vitamine e minerali (ferro, rame , manganese , calcio , potassio
, sodio, fosforo e magnesio) . Tutte queste componenti contribuiscono ad
aumentare la pressione osmotica e sono essenziali per stimolare la crescita e la
riparazione delle cellule del nostro corpo. Gli studi sull'efficacia dello
zucchero e del miele sulla cicatrizzazione delle ferite con la conseguente
eliminazione di interventi di chirurgia plastica , hanno ricevuto ulteriore
conferma dalle ricerche di Mark Ferguson dell' Università di Manchester , che
ha scoperto che alcuni zuccheri possono ritardare lo sviluppo del collagene, una
proteina che forma il tessuto connettivo e che viene prodotta in eccesso nei
cheloidi cicatriziali. Dopo essersi provocato delle ferite sulle sue braccia ed
averle medicate con diversi tipi di zucchero (glucosio, fruttosio , saccarosio,
ecc.), Ferguson ha dimostrato come essi prevengano la formazione di cicatrici
deturpanti rispetto alle ferite non trattate (Feraboli, 2002). Se il miele
svolge azione antisettica un gel di lisato piastrinico si rivela in grado,
secondo osservazioni recenti, di ripristinare i processi di riparazione
tessutale (Rughetti et al.,2002). Un crioprecipitato di piastrine di sangue
autologo o eterologo può essere usato per applicazione locale nel caso di
ulcere trofiche cutaneo-mucosali con buoni risultati. Probabilmente questo si
deve alla liberazione di un fattore di crescita e al rilascio di Tumor necrosis
factor b , per i quali è ipotizzabile un importante
ruolo nella rigenerazione cutaneo e tessutale (Mughetti et al., 2002). Non
sempre, tuttavia, il gel di lisato piastrinico di rivela efficace, soprattutto
nei datti più sostanziali o in condizioni di scadente condizione generale (Tantalo
et al., 2002). In passato (anni ’60-’70) venivano impiegate terapie fisiche
con correnti diadinamiche, Ultravioletti e Infrarossi, per migliorare il
microcircolo e ridurre la carica microbica (Andrews et al., 1976). Un
dispositivo ad emissione differenziata di Infrarossi (IR) che si è dimostrato
negli ultimi anni efficace in reumatologia ed in campo dermatologico è il
cosiddetto Tinki (Corbellini, 1997) . L’apparecchio, prodotto a Taiwan, emette
varie frequenze di IR con azione eutrofia ed antiflogistica documentata sotto il
profilo clinico (Di Stanislao 2001; Di Stanislao et al., 1998). Una ricerca
condotta sul Raynaud in corso di sclerosi sistemica ne evidenzia l’azione di
miglioramento del microcircolo, certamente utile nelle ulcere vasculopatiche (Di
Stanislao et al., 1999).
Esperienza clinica
Abbiamo selezionato quattro individui (tre donne ed un uomo) di età compresa fra i 67 ed i 78 anni, tutti con ulcere trofiche da arteriopatia e neuropatia e portatori di diabete mellito. La diagnosi si era posta dopo Doppler arterioso degli arti inferiori ed elettromiografia. Le ulcere, localizzate al piede in due casi ed alla gamba (regione pretibiale) in altri due casi, si erano dimostrate refrattarie a precedenti trattamenti con vasodilatatori (buflomedil) ed antiaggreganti (acido acetil-salicilico e pentossifillina) sistemici e terapie locali con antisettici (permanganato di potassio e rifomicina), e stimolanti il tessuto di granulazione (acido ialuronico e gel di lisato piastrinico da sangue autologo). La terapia ha avuto una durata di tre mesi in regime ambulatoriale. Si è conservata la terapia ipoglicemizzante con insulina in tre casi e glitazoni e metformina in un caso. Tutti i pazienti hanno assunto 50 mg/die di nimesulide per ridurre l’aggregabilità piastrinica. Lo schema di trattamento è stato il seguente:
Applicazione topica ogni sei giorni di un preparato estemporaneo con miele (1\3), burro (1\3) e vaselina, seguito da bendaggio occlusivo con domopak.
Applicazione ogni sei giorni di un gel piastrinico da sangue autologo preparato presso il S.I.T. della AUSL 04 de L’Aquila, disposto su garza semplice e coperto con medicazione a piatto.
Prima delle due medicazioni (che si alternavano ogni tre giorni), impacco con soluzione fisiologica per un’ora, seguita da irradiazione Tinki ad alta potenza con distanza focale di 30 cm.
Nel Grafico 1 abbiamo riportato l’andamento delle ulcerazioni (diametro espresso in cm) con controlli (T) ogni 12 giorni.
In tutti i casi dopo 90 giorni le ulcere erano guarite. In due casi la guarigione è avvenuta fra i 50 ed i 70 giorni di terapia. Nessun paziente ha manifestato bruciore, eritema o altre reazioni avverse locali. I controlli (mensili) della funzionalità epatica, non hanno rilevato modificazioni degne di nota. L’esame Doppler a fine terapia non ha dimostrato miglioramenti a livello della perfusione dei grossi vasi, ma tutti i pazienti hanno riferito minore dolore in corso di dealbulazione (claudicatio) e minore crisi parestestiche sia diurne che notturne. Evidentemente la terapia combinata ha favorito lo sviluppo di circuiti collaterali locali, con discreta azione anche neurotrofica.

Carlo Di Stanislao